“I rompiscatole” di Vittoria Iacovella, in un libro 10 storie di eroi senza mantello

“I rompiscatole” di Vittoria Iacovella, in un libro 10 storie di eroi senza mantello
in foto: in foto l’autrice Vittoria Iacovella

Nel mondo di parole (spesso vuote) degli adulti, si palesa all’orizzonte di ogni epoca una generazione di giovani eroi senza mantello che compie gesti e opera scelte in netta contrapposizione a quelle del mondo dei grandi, alle loro derive, spesso fumose e inconcludenti. Dieci di loro sono finiti ne “I rompiscatole” (Risfoglia editore), libro di Vittoria Iacovella, giornalista e autrice televisiva, con le illustrazioni di Lorenzo Santinelli, patrocinato da UNHCR.

Dalla storia di Yusra, ragazzina in fuga dalla guerra siriana insieme alla sua famiglia, che ha trainato sulla costa greca la sua barchetta, fino a Ruby Bridges, la prima bambina afroamericana in una scuola elementare di New Orleans. Dalla Germania alla Cina, i  protagonisti de “I rompiscatole” sono dieci ragazze e ragazzi, di ieri e di oggi, determinati a lottare con coraggio per un mondo più giusto. Le loro storie, dedicate a lettori più e meno giovani, parlano della realizzazione di un sogno, di un ideale da raggiungere a tutti costi.

Vittoria Iacovella, da sempre attenta a tematiche ambientali, esperta di arabo, già vincitrice del Premio Ilaria Alpi, collaboratrice per LA7 e Rai3, ha raccontato con penna attenta e calda, a tratti speranzosa, queste dieci storie e intervistato i ragazzi (ovviamente a eccezione delle storie dei “rompiscatole” del passato) dando così voce non solo alle loro biografie, ma anche ai loro pensieri ed emozioni. La forza del lavoro sta in gran parte qui: nel ricordarci che ogni epoca ha i suoi eroi senza mantello, come a sottolineare che il “passatismo” è un morbo che rischia di minare il futuro, e non sempre ieri si stava meglio di oggi, perché di rompiscatole ne esistono, oggi come ieri. Forse persino più oggi di ieri. Il problema è, casomai, il modo in cui gli adulti cooptano quei giovani o li rendono fenomeni da sfruttare e poi dimenticare.

Come è nata l’idea di scrivere i “Rompiscatole”?
Amo raccontare le storie che possano ispirare gli altri. Amo io stessa leggere testimonianze di persone che hanno superato ostacoli, che hanno trovato propria la strada nei modi più disparati. Ho scelto di scrivere storie di ragazzini perché sono madre e me lo hanno chiesto le mie figlie. Un giorno mi hanno detto: “scrivi un libro su come sopravvivere alla vita, alla crescita, alla scuola, all’amore”. Ho pensato che neanche io ho ancora certe risposte, che non ho la ricetta vera e definitiva su come sopravvivere all’esistenza. Poi mi è venuto in mente che avrei potuto farglielo raccontare a più voci dai loro coetanei, ragazzini con i quali era facile identificarsi. Sono infatti storie di bambini e adolescenti, pieni di difetti e fragilità, come tutti noi, che davanti a un problema hanno reagito cambiando la propria vita e anche un pezzetto del mondo.

L’aspetto interessante delle storie che racconti è che alcuni di questi “eroi senza mantello” non raccontano tanto degli idealismi, ma degli atti concreti dalla valenza politica. Ma chi sono questi giovani? 
Sono ragazze e ragazzi che non hanno fatto teorie, niente chiacchiere ma atti concreti, perché hanno capito che solo i fatti li avrebbero salvati. Sono storie vere di adolescenti che hanno piantato alberi, inventato applicazioni, tirato via dal bordo di un tetto un amico che si stava buttando giù, che sono fuggiti, che hanno spinto via mostri più grandi di loro, che hanno preso sberle, cavalloni d’acqua e colate d’olio bollente. Non sono super eroi, non sapevano che sarebbero cascati in piedi, non sono perfetti, sono pieni di storture, difetti, paure ed è per questo che sono autentici, e non si può fare a meno di ascoltarli. In un’epoca di chiacchiere incoerenti, di parole studiate per essere seduttive, loro sono veri.

Che impatto possono avere queste storie di giovani eroi su tutti gli altri giovani che eroi non sono?
Io ne ho raccontati e scelti dieci (cinque ragazze e cinque ragazzi) ma ne ho trovati moltissimi. Non fanno notizia, di molti avevo solo una riga e li ho dovuti cercare fisicamente. Le buone notizie non fanno notizia. Questo mio libro è, giornalisticamente, un atto di ribellione a questa legge che ben conosco. Abbiamo bisogno di epica. Abbiamo bisogno di storie che raccontino che tante volte i guai della vita sono utili a trovare il nostri talento. Molti di questi ragazzini erano stati etichettati come problematici, in realtà la loro storia svela che i loro “disturbi” erano semplicemente il sintomo del loro talento che lottava per venir fuori. Io credo che i nostri figli abbiano bisogno di sapere questo e che anche noi adulti, leggendo “I Rompiscatole” possiamo imparare ad ascoltarli in modo diverso. Scrivere questo libro mi ha cambiata.

Come è possibile che gli adulti non siano più in grado di incarnare speranze così forti, né realizzare azioni concrete?
C’è bisogno di una nuova epica. La generazione degli adulti è affetta da un grave narcisismo che impedisce di ascoltare davvero le proprie esigenze e quelle degli altri. Questi ragazzini, forse perché figli della crisi, hanno l’opportunità di affrancarsi. “I Rompiscatole” partono dal tallone per raccontare Achille. Ecco, questa è essenzialmente una diversa visione del mondo. Se ammetti le tue fragilità e quelle della società che hai attorno, senza stare a giudicare o lamentarti ma intervenendo in modo amorevole e concreto, allora cambi il mondo. I Rompiscatole ci insegnano proprio questo. Le loro storie commuovono ed emozionano anche gli adulti per questo motivo, perché sono la risposta semplice a un problema complesso.

Dai tuoi “eroi senza mantello” a Greta Thunberg: questi giovani salveranno il mondo oppure cresceranno e contribuiranno anche loro a distruggerlo?
Credo che la chiave sia nella capacità che avremo di ascoltarli e quindi rafforzarli. Per una serie di casualità, proprio poco prima dell’uscita del libro, la cronaca ci ha portato a parlare di molti ragazzini eroi: Greta, Ramy a Milano, Simone a Torre Maura. Il rischio è di renderli un fenomeno temporaneo per poi dimenticarli. Quel “Nun me sta bene che no” che appartiene a tutti loro e ha fatto sentire noi adulti dei poveracci, dovrebbe avere la possibilità di crescere. In questo modo noi dimostriamo responsabilità verso le nuove generazioni e il futuro. E adesso cosa succede, cosa vuoi fare davvero, cosa posso fare per aiutarti? Niente buffetti sulle guance, niente titoli teneri, niente cappelli della vecchia politica per loro se vogliamo che non si trasformino in dei cinici disillusi. Proviamo ad essere onesti e umili, proviamo ad ascoltarli davvero e a fare anche soltanto una delle cose concrete che ci chiedono. Sbaglieranno? Ok, credo ne abbiano il diritto.

Fonte: “I rompiscatole” di Vittoria Iacovella, in un libro 10 storie di eroi senza mantello

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